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LA MUSICA INDIANA

La musica indiana ha una lunga storia. Si sa che furono gli ariani che invadendo l’India, nel III millennio a. C., diedero vita a quella che fu poi la civiltà dell’India. Poco si sa del popolo che fu conquistato dagli Ariani. Dagli scavi fatti ad Harappa e Mohenjo-Daro, si sa che le popolazioni che abitavano queste città avevano già sviluppato un sistema musicale ed usavano strumenti come flauti a più fori, liuti, arpe, strumenti a percussione. Alcuni studiosi sostengono che all’epoca esistesse già una scala musicale composta da sette note. Ma è difficile verificare tali ipotesi.
Quel che è certo è che la fusione tra la musica dei popoli precedenti l’invasione ariana e quella ariana, diedero vita, intorno al II millennio, ad una musica di ragguardevole sviluppo. GLi inni del Rig Veda e del Sama Veda possono essere considerati gli esempi più antichi di testi letterari posti in musica.
l’impostazione sistematica di tale musica, nonostante il tempo in cui fu inventata, è tutt’altro che rozza e primitiva; sembra, infatti, che gli indiani avessero portato a compimento lo sviluppo dell’ottava assai prima che la musica classica, in occidente, raggiungesse una formulazione compiuta.
La particolarità della musica indiana sta nel fatto che è stata creata in funzione dei rituali. Il suo valore risiede nella devozione e spiritualità che anima chi la pratica. Infatti si crede che la parola cantata abbia il potere di piegare al proprio volere gli dei. Basti pensare alla recitazione dei Mantra.
Nei secoli successivi, la musica in India incominciò a evolvere e ad assumere carattere meno religioso, più laico. Incominciò a sganciarsi dalla ritualità e ad avvicinarsi alle rappresentazioni teatrali. Incominciò a sviluppare un filone suo che si divise in due tipi di musica: Gandharva e Marga. Alcuni sostengono che i due tipi di musica siano in realtà lo stesso filone chiamato in due modi diversi. Il termine Gandharva deriva dal nome che avevano i musicisti professionisti dell’epoca e il termine Marga significa via o sentiero.
All’epoca la casta dominante era quella dei Brahmini, ma c’era anche un’altra casta che stava emergendo e prendendo sempre più potere: quella degli Kshatriya, la casta dei guerrieri. I musicisti accettarono volentieri il mecenatismo di questa casta, e la musica incominciò a fiorire con regole e dettami, che le conferirono un’impronta sistematica che la distinse dalla musica Deshi, o musica popolare.
Qui appaiono tre componenti che rimarranno fino alla musica attuale: gli Svara, che sono le note; il Tala, che è la misura ritmica e il Pada, che è il tema verbale. Durante le rappresentazioni teatrali la musica era suonata con strumenti a corda, come la Vina e i liuti, ad aria come i flauti e a percussione che ne scandivano il ciclo ritmico.
Nascono le prime scale musicali, dette Grama, le quali sono strettamente modali, Murchana. Si hanno tre ottave (Saptaka): quella bassa (Mandra), quella media (Madhyama) e quella alta (Tara). La nota tonica non ha un’intonazione fissa, essa è variabile a seconda dell’estensione della voce. Dalla tonica si procede con l’individuazione degli intervalli che sono di quarta e quinta. Ma non solo, tra un intervallo e l’altro, sono individuati i microtoni, cioè quelle note che riempiono lo spazio tra un semitono e l’altro; per esempio tra il do e il do diesis ci sono altre due note, tra il do diesis e il re altre due, ecc. Sono variazioni che un orecchio occidentale fa fatica a cogliere, ma un orecchio addestrato a questa musica sa coglierle ed apprezzarle.

Le note della scala indiana sono: SA RI GA MA PA DA NI, che sono le abbreviazioni di Sadja, Rishabha, Gandhara, Madhyama, Panchama, Dhaivata, Nishada.

La successiva evoluzione della musica indiana fu la fusione con la musica popolare, e in questo periodo nascono i Raga, o melodie che hanno un forte impatto emotivo legato all’abilità del musicista e alla sensibilità dell’ascoltatore. Il termine Raga significa “colorare, tingere”. Sono melodie fisse che variano da scuola a scuola. Però tutte seguono una scala musicale le cui note variano dal tipo di scala. In questo contesto le scale musicali prendono il nome di Thath. Un Thath può essere composto da cinque note, da sei o da sette. Un Thath ha determinate note nella fase ascendente (Aroha) che, solitamente, mantiene anche nella fase discendente (Avaroha). Però alcuni That possono essere mescolati con altri e quindi avremo un Thath che nella fase ascendente, magari, è in maggiore e nella fase discendente diventa minore. O viceversa. Oppure un Thath può avere sette note nella fase ascendente e cinque in quella discendente, ecc.

I Thath principali sono dieci:
BILAVAL:        S R G M P D N S   S N D P M G R S     in questa scala le note sono tutte naturali
KALYANI:       S R G M P D N S   S N D P M G R S     in questa scala il M è detto Tivra che significa diesis
KAMAJ:           S R G M P D N S   S N D P M G R S     in questa scala il N è detto Komala che significa bemolle
BHAIRAVA:   S R G M P D N S   S N D P M G R S     in questa scala R e D sono bemolle
PURVI:            S R G M P D N S   S N D P M G R S     in questa scala il R e il D sono bemolle e il M è diesis
MARVA:          S R G M P D N S   S N D P M G R S     in questa scala il R è bemolle e il M è diesis
KAFI:                S R G M P D N S   S N D P M G R S     in questa scala il G e il N sono bemolle
ASAVARI:       S R G M P D N S   S N D P M G R S     in questa scala il G, D, N sono bemolle
BHAIRAVI:    S R G M P D N S   S N D P M G R S     in questa scala il R, G, D, N sono bemolli
TODI:               S R G M P D N S   S N D P M G R S     in questa scala il R, G, D sono bemolli, il M è diesis

Come avrete notato l’unica nota diesis è sempre e solo il M, le altre non possono essere mai diesis, ma solo bemolle.

Quando si ascolta un Raga, specialmente dal vivo, nel nostro animo si insinua un sentimento che cresce via via che la musica si arricchisce di variazioni. Questo sentimento è chiamato Rasa, ed accompagna sempre un Raga. Essendo la musica indiana essenzialmente modale, questa magia avviene grazie al rapporto che si crea tra la nota tonica e le altre note suonate. E naturalmente dalla maestria del musicista. Tra lui ed il pubblico si crea come un’onda emotiva che parte dal musicista ed arriva al pubblico, il quale la rimanda al musicista che a sua volta la rimanda al pubblico amplificata, che viene ritornata al musicista, e così via per tutta la durata del concerto. Assistere ad un concerto di musica indiana è un’esperienza da provare assolutamente.
Ogni Raga ha il suo tempo di esecuzione nell’arco della giornata: ci sono Raga del mattino, della sera e della notte. Ci sono ore appropriate per ogni Raga a seconda delle note suonate. Ci sono stagioni appropriate per l’esecuzione di alcuni Raga come l’inverno, la primavera, l’estate, l’autunno, la stagione delle piogge ed l’inizio dell’inverno.

Ogni Raga viene arricchito da un ciclo ritmico detto Tala. Esso è  strettamente legato alla melodia del Raga. Viene suddiviso in cicli che partono da un minimo di 4 battute fino a 16, con una complessa alternanza di colpi battuti sulle percussioni. Raga e Tala si esaltano a vicenda creando Rasa.

La musica indiana moderna, è divisa in varie forme: abbiamo la musica Drupad, legata alla spiritualità. Sono composizioni di ispirazione sacra, molto introspettiva. Si riconosce per l’inconfondibile senso di sacralità e seriosità che traspare. Anche la lentezza dei movimenti e la sobrietà di ornamenti durante l’esecuzione, sono caratteristiche della musica Drupad.
L’esecuzione è composta da quattro parti: l’introduzione, solitamente lunga, chiamata Alap, in cui non è presente il ritmo se non verso la fine dove il musicista aumenta un poco la velocità. l’esposizione del Raga (Gat), in cui appare il ritmo e le percussioni, diviso in tre parti: la prima ha un ritmo lento (Vilambit), nella seconda il ritmo accelera (Drut), nella terza il ritmo è molto veloce (Jala).

La seconda forma è chiamata Khyal, che è l’opposto del Drupad. Essa contrappone all’austerità del Drupad, una leggerezza e libertà di espressione che dà libero sfogo alla creatività dell’artista. Nasce sotto il dominio musulmano e racconta di storie romantiche di separazioni e ricongiungimenti, della felicità raggiunta grazie all’amore. E’ una musica ricca di abbellimenti e ornamenti che la rendono perfetta per i concerti. Data la velocità che tale musica può raggiungere e la quantità di ornamenti che possono essere eseguiti, solo veri virtuosi sono in grado di eseguirla.

La terza forma è quella riservata alla danza. Si chiama Thumri ed è una congiunzione tra la musica classica e quella popolare. E’ una musica esuberante, fastosa, quasi barocca. Ornamenti e delicatezza le conferiscono un aspetto fragile e melanconico. Le tre scuole principale sono quelle di Lucknow, Benares e Panjab.
Ciò di cui abbiamo parlato lo possiamo raggruppare nella musica Hindustani che si è espansa soprattutto nell’India del nord.

Nel sud India gli ariani non arrivarono e nemmeno i musulmani riuscirono a conquistarlo, quindi la popolazione Dravidica mantiene ancora le sue antiche tradizioni. La musica del sud è chiamata Karnatika ed è prevalentemente cantata. Esistono i Raga e i Tala anche in questa musica e gli strumenti hanno funzione di accompagnamento della voce. Le composizioni si chiamano Kirtanam, ed il contenuto è sempre spirituale.

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Intensivo di Yoga domenica 13 marzo 2016

50-Aprile2012Yogaweb organizza un intensivo di yoga nel giorno 13 marzo 2016 al Centro Yoga Verona, via Cerpelloni 22, Quinzano (VR).

L’intensivo sarà tenuto da Kailash, insegnante di yoga

Il programma di domenica sarà:
ci troviamo al Centro Yoga un po’ prima delle 9

dalle 9,00 alle 10,30       Yoga Asana
dalle 10,30 alle 11,00      Teoria: cos è il Pranayama, perché praticare Pranayama?
dalle 11,00 alle 11,45       Pranayama (Vibhaga Pranayama con sequenze Hathenas, Nadi Shodhana)
dalle 11,45 alle 12,15       Kriya

Pausa pranzo. Il cibo sarà vegetariano e offerto da Yogaweb

dalle 14,00 alle 15,00      Yoga Cikitsa (manipolazioni sullo scheletro)
dalle 15,00 alle 16,30      Yoga Asana
dalle 16,30 alle 17,15       Pranayama (Nadi Shodhana, Nadi Shuddhi)
dalle 17,15 alle 18,00      Teoria: cosè il Mantra, perché praticare il Mantra?
dalle 18,00 alle 18,30     Mantra
dalle 18,30 alle 19,00     Meditazione accompagnata dal suono del sitar o dell’esraji (Nada yoga)

Costo della giornata 50 Euro.

Alle 21 concerto di chitarra e sitar con Massimo Montresor alla chitarra e Kailash al sitar, esraji

E’ richiesta la prenotazione. Per informazioni cell.: 349 6581902