Categorie articoli

Mattino sul fiume

LA FILOSOFIA INDIANA – Introduzione

La ricerca filosofica è un tratto comune dell’umanità di ogni tempo, cultura e luogo. Nell’epoca classica, Platone metteva in guardia contro la sciagura più grande che può capitare all’uomo ovvero “l’odio per la ragione”, mentre i filosofi Indiani fin dai primordi della storia, meditavano sui più profondi problemi della vita e incominciavano a pensare ad un’esistenza più elevata, a come vivere in modo più perfetto, acquisire la pace interiore, la libertà dalle preoccupazioni, il distacco dagli affanni, l’affrancamento dalla tirannia degli interessi pratici. Tutto ciò era sfociato in un’ardente aspirazione spirituale, un amore per la saggezza e un fervore nella ricerca dei più nobili valori mondani e dello spirito.

In questo senso l’indagine sulla conoscenza dell’Assoluto, coincidente con la conoscenza della Realtà, è stata presa come il fondamento di ogni sapere. Kauṭilya dice: “La filosofia è la luce di tutte le scienze, il mezzo per adempiere tutte le opere, il supporto di tutti i doveri”.

Una filosofia che si avvalga solo della ragione non può comprendere la realtà nella sua totalità e profondità, perché la realtà non è solo la ragione, se si vuole afferrare il reale si deve abbandonare il pensiero per coglierlo mediante uno speciale sentire: attraverso l’intuizione. Per integrare pensiero e intuizione si ricorre a quello che viene definito con il termine darśana, usato per designare una scuola di filosofia, una dottrina. Il termine darśana deriva dalla radice dṛś che significa “vedere”. È l’osservazione sia della conoscenza concettuale sia dell’esperienza intuitiva (esperienza superiore). In altre parole, è una percezione spirituale, una visione totale rivelata alla comprensione dell’anima, una visione interiore possibile solo a chi la vive avendo acquisito la purezza e la comprensione della verità ultima della vita nelle sue cause prime e dei principi che la trascendono.

Lo Yoga è uno dei sei darśana della Filosofia Indiana, che rappresentano le diverse scuole ortodosse espresse dal Sanātanadharma (la Tradizione eterna), assimilato, in modo del tutto impreciso, alla religione induista.

Questi sistemi si possono riassumere in una sintesi essenziale:

– Nyāya: letteralmente “logica” o “metodo”, codificato da Gautama, è un metodo di ricerca basato sul realismo pluralistico attraverso cui realizzare la conoscenza logica, ovvero la “suprema felicità”, strumentale al conseguimento della liberazione.

– Vaiśeṣika: la “dottrina distintiva”, codificato da Kanāda, definisce i caratteri delle cose osservate nella realtà e classifica la molteplicità della manifestazione; come per gli altri darśana, la sua ricerca della verità è sempre rivolta a liberare la coscienza dell’individuo imprigionata nell’ignoranza (avidyā).

– Sāṁkhya: “enumerazione”, uno dei più antichi darśana brahmanici, codificato dal saggio Kapila, contempla due poli rappresentati da puruṣa, principio attivo maschile, e prakṛti, sostanza passiva plasmabile femminile; dall’interazione dei due origina la manifestazione universale, qualificata dai guṇa, i principi qualitativi della sostanza.

– Yoga: “unione”, rispetto al Sāṁkhya introduce un’altra verità: il principio denominato Īśvara “il Signore”, l’Essere universale, nella sua inscindibile Unità; questa dottrina è espressa principalmente negli Yogasūtra di Patañjali, che ha codificato il Rājayoga, la via regale dello yoga, che comprende otto passi o mezzi operativi; uno di questi per raggiungere l’“Unione” è la sospensione-soppressione delle modificazioni della sostanza pensante (sūtra 1.2.).

– Pūrva Mīmāṁsā: “prima indagine”, codificato da Jaimini, concerne il puro ritualismo dogmatico, unico mezzo per porre in contatto l’essere umano con la Divinità; comprende un’esposizione teoretica di base e la dottrina rituale vedica, prescrivendo le attività cultuali e i doveri da osservare per ottenere la realizzazione totale.

– Advaita Vedānta: “non-dualità”, codificato da Gauḍapāda e Śaṅkaracārya. Significa unità assoluta di Quello che è senza secondo; assenza di dualità, unicità. È la dottrina metafisica che trascende il dualismo e lo stesso monismo, affermando l’assolutezza della Realtà. Rappresenta la Conoscenza della Realtà espressa dalle Upaniṣad e da altri testi della Śruti (la Conoscenza rivelata), quali il Brahmasūtra, opera attribuita a Bādarāyaṇa conosciuta anche come Vedāntasūtra, che espone i concetti basilari del Vedānta, secondo un ordine rigorosamente logico riguardo alle principali interpretazioni dell’esistenza, che si possono incontrare in ogni tempo. Una sintesi molto accessibile del Vedānta si rinviene anche nella Bhagavadgītā, il più classico dei testi della Smṛti (la tradizione rammentata), considerato il Vangelo della religiosità indiana.

La filosofia Indiana in aggiunta all’Advaita Vedānta contempla inoltre altri due differenti prospettive teocosmogoniche, secondo le seguenti correnti:

– Dvaitavedānta: “scuola dualistica”, codificato da Madhva, il quale afferma la separazione e la distinzione tra il jīva, l’anima individuale e quella universale (Īśvara). Ha una visione astratta dell’infinito, non prevedendo alcuna unità tra questo e il finito. Così concepito il dualismo sembra rendere impossibile l’indipendenza di Dio, che sarebbe coeterno al mondo lasciando inspiegata la relazione tra i due.

– Viśiṣṭādvaita, detta anche Dvaitādvaita oppure Bhedābheda cioè “monismo mitigato” oppure “non-dualismo qualificato”, codificato da Rāmānuja. In questa dottrina l’anima individuale è un vero e proprio “frammento” del Brahman (Dio), con cui rimane in rapporto come la parte sta al Tutto. Il monismo mitigato di Rāmānuja è il massimo punto a cui si può spingere la prospettiva mistico-religiosa e rimane una visione fondamentalmente dualista, in quanto l’anima individuale ha una sua esistenza reale, che non è essenzialmente identica al Brahman (l’Assoluto).

La panoramica introduttiva sulla filosofia Indiana andrebbe completata con l’esposizione di almeno altri due sistemi. Il riferimento diretto è nei confronti delle scuole più eminentemente metafisiche, quali il Mādhyamika (Buddhista) e il Trika (Śivaismo del Kashmir) che verranno esposti successivamente nelle rispettive categorie di articoli: Mahāyāna e Tantra.

 

Un Commento

  1. olivia scrive:

    Finalmente un’esposizione chiara e precisa, evviva!

Lascia un commento

N.B.: Qualunque informazione fornita su questo sito NON COSTITUISCONO un consulto medico. Il contenuto del sito è PURAMENTE A CARATTERE INFORMATIVO. Le informazioni contenute in questo sito sono rivolte a persone maggiorenni e in buono stato generale di salute. L'UTENTE utilizzerà pertanto questo sito sotto la Sua unica ed esclusiva responsabilità. In nessun caso lo staff che collabora al sito, potrà essere ritenuto responsabile di eventuali danni sia diretti che indiretti, o da problemi causati dall'utilizzo delle summenzionate informazioni. Per qualsiasi decisione riguardante il vostro stato di salute rivolgetevi al vostro medico di medicina generale o specialista adeguato alla problematica in atto.

INTENSIVO DI YOGA A VERONA

Janu ShirshasanaIn data 4 dicembre 2016 si terrà un intensivo di yoga presso il Centro Yoga Verona, sito in via Cerpelloni 22 Quinzano (Verona).

Programma:
dalle 09 alle 10.30       Asana
dalle 10.30 alle 11.30  Pranayama (Kapalabhati, Bhastrika e Bandha Traya)
dalle 11.30 alle 12.00  Pausa tè
dalle 12.00 alle 13.00  Kriya
dalle 13.00 alle 13.30  Relax con musica dal vivo
dalle 13.30 in poi        Aperitivo e piccolo rinfresco offerti dal Centro Yoga

L’intensivo sarà tenuto da Kailash (Claudio)
Come di consueto sono gradite le prenotazioni al numero 349 6581902 oppure via mail: ka1lasha108@gmail.com
L’ingresso è aperto a tutti e il costo della mattinata sarà di 40 euro